Chi era Stefano Gobatti?

Stefano Gobatti è oggi un nome noto soltanto negli ambienti di cultura musicale, come i Conservatori, le Università, le Accademie, eppure Gobatti è stato il più grande compositore polesano e fu, anche se per breve tempo, un autentico protagonista del melodramma italiano dell’Ottocento. Poi, per una serie di accadimenti che hanno dell’incredibile, è caduto nell’oblio.

Chiunque si accosti alle vicende biografiche di Stefano Gobatti ha l’impressione che un destino avverso e crudele abbia perseguitato questo musicista sfortunato. Ma è certo, invece, che sulle sue disgrazie ha avuto grande peso un ambiente teatrale intrigante, insidioso, affarista dell’Ottocento nei confronti di un giovane ventenne ingenuo e vulnerabile. Fu anche vittima delle tifoserie e delle partigianeriedell’epoca, che nei teatri creavano spesso unclima di accesi antagonismi, di esaltanti trionfi e di inesorabili cadute spesso giocate a tavolino. 

Queste reazioni irrazionali dei melomani influirono sull’esistenza artistica di Gobatti che ebbe una carrieraalla rovescia: dal trionfo all’oblio, dalle stelle alla polvere. Una carriera spezzata. Oggi la difficoltà di ristabilire un’equa valutazione dell’opera gobattiana è cresciuta per la mancanza di esecuzione musicale. Difficile anche definire un’identità artistica del musicista: ha o non ha valore la sua musica? Non è possibile rispondere con obiettività alla domanda, dal momento che Gobatti nell’Ottocento fu un personaggio molto discusso e controverso, ebbe strenui ammiratori che fecero di lui, appena ventenne, un idolo, e accaniti denigratori che, con ogni mezzo lecito ed illecito, infransero quell’idolo.

Ora un “Centro Studi Stefano Gobatti” è nato nel Palazzo Strozzi a Bergantino per promuovere interesse e studio intorno alla figura del musicista, i cui contorni possono così assumere una più chiara connotazione attraverso la conoscenza della sua musica, ma anche di fatti, testimonianze e  giudizi forniti da autorevoli fonti che consentano di fare un po’ più di luce sulle toccanti vicende del compositore polesano e sulla “Via crucis” delle sue opere. Si vuole offrire al pubblico e alla critica di oggi l’opportunità di un giudizio personale aggiornato e di una valutazione serena intorno alla musica di Gobatti, non più condizionata dalle irrazionali polemiche del passato.

Ma andiamo a vedere cosa succede nella Bologna di fine Ottocento, in cui ha inizio la singolare e sorprendente storia di Stefano Gobatti come uomo e come artista.

Ecco come un giovane musicista polesano nell’Ottocento fa “impazzire” Bologna con la sua musica.
Interno del Teatro Comunale di Bologna (1930). (Fotostudio Gnani – Bologna).

Le straordinarie vicende del giovane compositore Stefano Gobatti di Bergantino cominciarono proprio qui, al TeatroComunale di Bologna, dove egli presentò nel 1873, a 21 anni, la sua prima opera lirica dal titolo “I Goti”. Sorpresa incredibile! Fu un successo travolgente, un autentico trionfo: la sua musica suscitò un tale entusiasmo da venire ricordata dagli storici come uno dei più grandi successi dell’intera storia del melodramma. 

Le cronache raccontano che l’opera fu bissata quasi per intero e il giovane musicista, confuso e sorpreso da tanto clamore, fu chiamato alla ribalta fra un delirio di battimani per 52 volte la prima sera e ben 82 volte l’ultima sera (dal periodico Il Trovatore, dicembre 1873).

Fu un successo trionfale che prometteva per il giovane compositore un futuro radioso. Ma non andò così. Fu una glorificazione eccessiva che ebbe come conseguenza un’altra reazione contrapposta da parte di nemici potenti. Fu profetico quel giornalista anonimo che scrisse allora: “Gobatti ha un solo difetto: l’età, 21 anni. Non è adeguata a gestire il suo futuro. Il suo cammino artistico è iniziato da un trionfo tale, ai cui vertici è impossibile rimanere”.

Com’era arrivato Stefano Gobatti alla massima glorificazione in così giovane età?

Partiamo dalle origini di una storia complessa e incredibile che costituisce ancora oggi il “Caso Gobatti”.