I funerali e la sepoltura nella Certosa di Bologna


Il Resto del Carlino, in data 20 dicembre 1913, così commenta i funerali del Maestro Stefano Gobatti, riportando il discorso dell’assessore Conte Bosdari:

Pomeriggio di piombo: greve, triste, freddo. Non irruzione di folla su, al San Michele in Bosco. I parenti, i fervidi amici della prima e dell’ultima ora, qualche pietosa figura femminile, i bambini che il maestro addestrava al canto, cinque o sei bandiere, cinque o sei corone di fiori freschi. (…) Molte lacrime e nessuna armonia. Ché la mancanza di cappotti impermeabili dei musicanti della Banda cittadina tolse alla cerimonia del trasporto funebre di un musicista fin il conforto di pochi inni funebri. E in quella grigia caligine, dinanzi al modesto corteo, sarebbero state così appropriate le note della Marcia dei Goti. Nulla… nulla… tal morì… qual visse. E pensare che proprio nello stesso giorno, 19 dicembre, quarant’anni prima, Bologna, in uno slancio di entusiasmo, gli aveva decretato la cittadinanza onoraria! Oggi il Comune di Bologna tributa a lui i secondi e purtroppo ultimi onori, accompagnandone il mesto corteo e inviandogli, per mia bocca (disse l’assessore), l’estremo saluto…. Non sta a me giudicare se fu vera gloria quella del Gobatti. Certamente oggi è triste per me, quale rappresentante del Comune, salutare la salma di un uomo che ebbe per un momento la visione della celebrità e che pagò il resto della sua vita a sognare il ritorno e a lottare contro un’esistenza infelice. Si pensi che il Carducci e il Panzacchi ne celebrarono, da pari loro, il valore di artista. Il Gobatti, a vent’anni, arrivò dal Polesine in questo ambiente di lotte feconde e discussioni sul nuovo indirizzo che l’arte musicale andava assumendo per l’influenza germanica e l’opera sua apparve quale affermazione di un’arte nuova per l’Italia. Oggi l’opera sua è dimenticata: mi auguro che possa essere rievocata, malgrado che il pubblico sia sempre desideroso di novità. Ma il saluto che io mi onoro di dare alla memoria di Stefano Gobatti è saluto di gratitudine e di ammirazione. Riposa in pace, o Stefano Gobatti, e trova nella morte quella vita migliore che invano sognasti nella tua travagliata esistenza”.

Dopo un funerale senza eco, ora riposa nella Certosa di Bologna accanto alle tombe di coloro che furono i suoi veri e fedeli amici: Carducci, Panzacchi e Guerrini, mentre la sua produzione artistica attende ancora una valutazione serena ed equilibrata, al di fuori da tutte le melomanie ottocentesche.

Dal lontano 1913, anno della morte, si dovette arrivare fino al 1938 per risentire parlare di Stefano Gobatti. Fu allora il Segretario federale di Rovigo, Comm. Pizzironi, a rievocare la triste vicenda e la sua musica, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte. Egli incaricò il Liceo Musicale F. Venezze di Rovigo di preparare un concerto con musiche del Maestro per una solenne commemorazione, fissata per venerdì 28 ottobre 1938, al Teatro Sociale.

Il frontespizio dell’opuscolo stampato a Rovigo contenete il programma della solenne commemorazione del 28 ottobre 1938

Il mattino dopo, 29 ottobre 1938, Il Gazzettino riferì ampiamente i fatti in un articolo, di cui si riporta un breve passo: “…Una folla straordinaria ha stipato ieri sera il nostro Sociale ed ha dimostrato il suo entusiasmo per le esecuzioni musicali del compianto Maestro Stefano Gobatti.

Il quotidiano Il Polesine pubblicò anche una lettera, inviata dal Maestro Armando Mercuri, musicologo e critico che espresse il suo autorevole giudizio…

Mi piace osservare che la musica de I Goti conferma pienamente, dopo tanto tempo e tanto mutare di atteggiamenti artistici, il grande e meritato successo della prima esecuzione dell’opera…Credo fermamente che l’opera I Goti ancor oggi, se degnamente eseguita, desterebbe consensi, otterrebbe successo e considerazione. Ritengo che la città di Rovigo, esumando prossimamente sulle scene del Sociale l’intera opera I Goti, farebbe cosa altamente meritoria, riparando i torti passati e rivendicando la meritata gloria al nome dell’infelice artista. Lo spirito di Gobatti resterà pacificato e consolato dal memore affetto dei suoi conterrane.

Tutti gli entusiasmi e i progetti di quei giorni non produssero alcun frutto e non ebbero alcun seguito. Forse perché era alle porte la Seconda guerra mondiale, con tutto il suo carico di tragici eventi, che sconvolsero l’Italia fino al 1945.

Negli anni ’50, ecco rispuntare il nome del dimenticato Gobatti in una delle fortunate trasmissioni televisive Lascia o raddoppia?, condotte da Mike Bongiorno. Fu il nipote del musicista, Lauro Bordin, ad approfittare della vasta platea televisiva per ricordare suo zio che era stato un trionfatore in un’epoca ormai lontana, quando non si impazziva per gli eroi del quiz, ma per i miti della musica e del bel canto.

Lauro Bordin (1890-1963), nipote di Stefano Gobatti, fu un personaggio piuttosto singolare. Ciclista di successo fino agli anni ’20, si aggiudicò alcune tappe storiche del Giro d’Italia. Negli anni ’30 cominciò una fortunata attività di fotoreporter. In TV presentò a Mike Bongiorno e al pubblico televisivo il clamoroso “caso” Gobatti.

Se oggi il nome del musicista Stefano Gobatti risulta ai più sconosciuto, ciò è certamente frutto di una colpevole dimenticanza. Ecco perché nasce il Centro Studi Stefano Gobatti che permette ora di ricostruire e ripercorrere le vicende umane ed artistiche di un musicista che, per una breve stagione della sua vita, infiammò gli animi di tutti gli appassionati dell’opera lirica d’Italia e che comunque, fino alla sua scomparsa, non cessò mai di far parlare di sé, dividendo i critici in autentiche fazioni, pro o contro Gobatti, con giudizi sempre spinti agli eccessi sia nella glorificazione che nella negazione. Questo era il clima effervescente dei teatri dell’800, il secolo d’oro dell’opera lirica.

Figlio della nostra terra polesana, Gobatti può riproporre ora la sua musica ad un pubblico più sereno, lontano dai deliranti clamori della seconda metà dell’Ottocento. E Stefano Gobatti, oggi, è sicuramente una sorpresa: ripercorrere la sua vita qui significa immergersi in un romanzo dai colori forti e drammatici; ascoltare la sua musica è sentire vibrare le passioni di un uomo che nella musica ha investito tutta la sua vita.

Può nascere il sospetto di un autocompiacimento campanilistico di Bergantino nel tratteggiare il ritratto del proprio concittadino illustre; ma già Gobatti è stato vittima di fanatismi e di contrapposizioni passionali nell’epoca sua. Ora è il momento di cercare la verità e di far luce sulle intricate vicende della sua tormentata esistenza per giungere ad una valutazione più equilibrata e serena della musica di un artista la cui carriera ebbe un percorso alla rovescia dalle stelle alla polvere con effetti sul compositore addirittura devastanti. E Gobatti diventa così un caso clamoroso, creato da una carriera spezzata che parte da un trionfo delirante e finisce nell’oblio più assurdo.

Copertina del CD “Stefano Gobatti” – Editore Bongiovanni Bologna (fronte e retro)

Tutto quanto è stato qui raccontato è frutto di lunghe ed accurate ricerche condotte per conto del Comune di Bergantino negli archivi di numerosi teatri ed istituti culturali, a partire fin dal 1975, ad opera della Biblioteca Comunale di Bergantino. Tutto il materiale raccolto (partiture delle quattro opere, spartiti musicali, documenti biografici, cronache dei teatri dell’Ottocento, le voci della critica, tesi universitarie, pubblicazioni varie, ecc.) è depositato nell’archivio del neonato “Centro Studi Stefano Gobatti” presso Palazzo Strozzi di Bergantino, a disposizione degli studiosi che ritengono giusto che di Stefano Gobatti si debba parlare ancora.

NB. Se per caso un giorno ti trovassi a Bologna e avessi la voglia e la possibilità di entrare nella Certosa per percorrere i silenziosi viali alla ricerca della tomba di Stefano Gobatti, ti aiuto dicendo che la puoi trovare nella nicchia sotterranea numero 4, all’ingresso della terza sala colombino “C”, con lapide sul pilastro “Z”, vicino alle tombe di Giosuè Carducci, Enrico Panzacchi, Ottorino Respighi. Qui non puoi non provare una certa emozione, soprattutto se sulla tomba di Gobatti tu trovi una rosa o un affettuoso saluto scritto sulla lapide ad opera di qualcuno che forse ricorda come sia facile passare dalla gloria degli altari alla polvere dell’oblio.